Maksim Gorkij, scrittore russo vissuto tra ‘800 e ‘900, è tra i principali esponenti della letteratura realista. Nasce il 28 marzo 1868 a Nižnij Novgorod, nella Russia occidentale. Il suo vero nome è Aleksej Maksimovič Peškov. Rimasto presto orfano, è costretto a lasciare la scuola per guadagnarsi da vivere. Svolge i mestieri più umili, ma legge avidamente qualunque cosa, dai romanzi d’avventura ai capolavori della letteratura ottocentesca. Spostandosi da un luogo all’altro, conosce gli ambienti più poveri della società russa. Sviluppa così una spiccata sensibilità per i problemi sociali, che si rifletterà nei suoi scritti. Fin dagli esordi si firma con lo pseudonimo Gorkij. I suoi primi racconti narrano in maniera realistica la vita di povera gente, figure ai margini della società che lottano per sopravvivere in un mondo che li rifiuta. Gorkij affronta gli stessi temi in Bassifondi, dramma teatrale ambientato in un ricovero per i senzatetto. Un altro dramma del periodo, Piccolo borghesi rappresenta il declino della società ottocentesca e dei valori che la sostengono.

Con le sue opere e con il suo lavoro alla casa editrice Znanie, Gorkij assume un ruolo importante nella vita culturale del Paese. Agli inizi del secolo, la Russia è dominata dal potere assoluto dello zar, che desta crescente malcontento in ampi strati della popolazione. Nel 1905 una serie di manifestazioni popolari sono soppresse dalle autorità. Molti, specie tra gli ambienti intellettuali, avvertono la necessità di una rivoluzione che rovesci il regime zarista. Il romanzo La madre, scritto da Gorkij nel 1907, è emblematico di questo clima. Racconta di una contadina che abbraccia la causa rivoluzionaria dopo l’arresto del figlio, incarcerato per il suo attivismo politico. Lo scrittore, malvisto alle autorità e più volte arrestato, vive per lunghi anni in esilio. Inizia in questo periodo a scrivere il primo di tre romanzi autobiografici Infanzia, a cui seguiranno Fra la gente e Le mie università. Tornato in Russia nel 1913 grazie a un’amnistia, assiste agli eventi che portano alla Rivoluzione d’Ottobre del 1917. I bolscevichi, guidati da Lenin, salgono al potere. La Russia diventa una repubblica socialista. Gorkij si impegna attivamente nelle istituzioni culturali nate dopo la rivoluzione. Nei suoi ultimi romanzi, tra cui L’Affare degli Artamonov, presenta un ampio affresco della società russa tra Ottocento e Novecento, dall’apogeo del dominio zarista all’avvento della rivoluzione. Nel 1934, durante il Primo congresso degli scrittori sovietici, Gorkij è consacrato come il maestro della letteratura socialista. La sua produzione diventa un modello di riferimento per la cultura sovietica. Gorkij muore nei dintorni Mosca il 14 giugno 1936, a 68 anni. Ai solenni funerali presenziano le massime autorità del Paese. La sua città natale, nel periodo comunista, è ribattezzata Gorkij in suo onore.

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