Prassitele, scultore greco, è uno degli artisti più importanti dell’antichità. Nasce ad Atene intorno al 400 a.C. Vive nel IV secolo a.C., periodo in cui entra in crisi la democrazia ateniese. È un’epoca di sconvolgimenti politici, animata però da un grande fermento culturale. Prassitele trascorre la sua vita ad Atene, ma lavora anche per altre città della Grecia e dell’Asia Minore. Le sue sculture, realizzate soprattutto in marmo, esprimono grazia e delicatezza. I soggetti che predilige sono le figure di divinità, spesso in età giovanile, raffigurate nei loro aspetti più umani. Prassitele, infatti, abbandona i toni eroici e solenni della scultura classica, inaugurando un nuovo stile, più intimo e garbato, che sarà oggetto di numerose imitazioni.

Molte sue opere sono andate perdute, ma sono note attraverso le copie realizzate da artisti successivi. Le divinità di Prassitele sono raffigurate in pose e gesti quodiani, che li avvicinano ai comuni mortali. Due opere giovanili raffigurano un satiro che versa del vino e un altro satiro che riposa appoggiato al tronco di un albero. Nell’Artemide di Gabii, lo scultore rappresenta la dea Artemide nell’atto di allacciarsi la veste. Nell’Apollo Sauroctono il dio Apollo è ritratto in un momento di svago, mentre gioca con un rettile come un ragazzo qualunque. In Ermes con Dioniso, il dio Ermes tiene in braccio il fratellino Dioniso e gli rivolge uno sguardo affettuoso.

Caratteristica delle sculture di Prassitele è la postura bilanciata dei corpi, sempre raffigurati in pose flessuose ed armoniche. Spesso appoggiate a un sostegno, le sue figure assumono atteggiamenti rilassati, ed evocano un’impressione di naturalezza. L’opera più nota di Prassitele è l’Afrodite di Cnido, il primo nudo femminile nella scultura occidentale. La dea è raffigurata mentre si accinge a immergersi in acqua per il bagno rituale. Dopo essersi tolta la veste, la appoggia delicatamente sopra l’anfora che le sta accanto. L’Afrodite di Cnido è una delle opere più copiate e riprodotte dell’antichità. Prassitele muore ad Atene intorno al 330 a.C.. I figli ne proseguono l’attività, e il suo stile sarà un punto di riferimento importante per i futuri sviluppi della scultura.

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