La prima guerra d'Indipendenza è un capitolo del Risorgimento italiano. Essa si sviluppa in due fasi, dal marzo 1848 al marzo '49. Coinvolge gran parte degli Stati che formano all'epoca la penisola italiana, e si articola in numerose battaglie contro l'Impero austriaco.

L'idea di un'Italia unita ha origine in età napoleonica quando, dopo secoli di frammentazioni, la penisola viene momentaneamente riunificata dal generale francese. L'indipendenza conquistata da Belgio e Grecia fa sì che negli anni trenta dell' '800 la tesi di un’Italia indivisa riprenda forza.

All'epoca la penisola italiana è un mosaico di stati. Sardegna, Piemonte e Liguria fanno parte del Regno di Sardegna. L'impero austriaco controlla la parte restante del nord-Italia riunita nel lombardo-veneto. Al centro c'è il Granducato di Toscana, che comprende grossomodo l'attuale Toscana, lo Stato Pontificio o Papato, che ingloba Emilia-Romagna, Marche, Umbria e Lazio, e alcuni Ducati minori. Più a Sud si estende il Regno delle Due Sicilie.

Il dibattito su come riunificare vede opporsi due gruppi politici: i liberali e i democratici. I liberali vogliono un'Italia unita monarchica promossa e guidata da un sovrano italiano. I democratici mirano a un'Italia unita repubblicana, il cui punto di partenza deve essere l'iniziativa popolare. Centro di tale dibattito è il Regno di Sardegna retto da Carlo Alberto di Savoia, il quale ha diretti interessi in gioco. Il primo fine di Carlo Alberto è infatti riunire il nord-Italia annettendo il lombardo-veneto.

Nel 1848 i tempi sembrano maturi perché l'Austria possa essere allontanata. La crisi economica del 1846-'47 innesca rivolte in tutta Europa: nel marzo 1848 è la volta di Vienna, capitale austriaca.

Con l'attenzione austriaca rivolta a Vienna, Venezia e Milano si ribellano nella speranza di liberarsi definitivamente della dominazione straniera.

Il 22 marzo viene proclamata la Repubblica Veneta, mentre Milano scaccia le truppe austriache dopo cinque giorni eroici che passano alla storia come le Cinque Giornate di Milano.

Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria.
Inizia la prima guerra d'Indipendenza.

Lo scontro decisivo si svolge a luglio a Custoza, nel veronese. La vittoria è austriaca. L'armistizio del 9 agosto 1848 sancisce la tregua, i territori occupati da Carlo Alberto durante il conflitto tornano all'Austria.

Nei mesi che seguono sono i democratici a prendere l'iniziativa che parte dal Papato e dal Granducato di Toscana.
Mentre Venezia resiste all'assedio austriaco, papa Pio IX e Leopoldo II, Granduca di Toscana, sono costretti a rifugiarsi nel Regno delle due Sicilie. L'insurrezione romana, guidata da Giuseppe Mazzini, e quella toscana, capeggiata dal mazziniano Francesco Guerrazzi, creano infatti dei governi provvisori repubblicani. Obiettivo di Mazzini è unire questi due nuovi governi come primo passo verso la futura Repubblica italiana.

Di fronte all'emergere dell'iniziativa repubblicana, Carlo Alberto decide di riprendere le ostilità contro l'Austria. Scopo del sovrano di casa Savoia è rilanciare la tesi monarchica e contemporaneamente cancellare Custoza. E' il 20 marzo 1849: Inizia la seconda fase della prima guerra d'indipendenza. Il successo austriaco del 23 marzo a Novara la conclude.

Non ha miglior sorte il piano repubblicano di Mazzini che tramonta con la degenerazione dittatoriale del governo toscano.

Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele.

La pace firmata a Milano il 6 agosto 1849 non danneggia il Regno di Sardegna, ma il lombardo-veneto resta austriaco.

Poco dopo si arrendono anche Roma e Venezia. In Toscana è il popolo stesso a chiedere il ritorno di Leopoldo II.

L'assetto geopolitico italiano rimane immutato.
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