È la notte del 26 aprile 1986. Nella centrale atomica di Chernobyl, in Ucraina, esplode un reattore: inizia il più grande disastro nucleare della Storia civile. Nel 1986 l’Ucraina è una delle Repubbliche appartenenti all’Unione Sovietica. La centrale nucleare di Chernobyl, ancora in fase di costruzione, è il vanto dell’URSS: dispone di tecnologia all’avanguardia, fornisce energia elettrica al Paese e plutonio per usi militari. Ma, a dispetto della propaganda sovietica, la centrale risente di gravi debolezze strutturali. Il tetto è costruito con materiale non ignifugo e già in passato si sono verificati piccoli incidenti, a cui si è subito rimediato.

Il 26 aprile 1986 i tecnici della centrale di Chernobyl effettuano azzardati test di sicurezza del reattore 4. Lo staff di tecnici decide di associare al test di prassi un ulteriore test per situazioni d’emergenza. La prova viene perciò effettuata mantenendo il reattore a una potenza più bassa del normale. Questo significa meno acqua nell’impianto di raffreddamento e quindi maggiori rischi di surriscaldamento. E infatti nel giro di pochi minuti l’aumento della temperatura provoca un incremento della pressione che fa tremare l’impianto. Viene comunque avviato il test. Pochi secondi, e accade il disastro: il reattore esplode. La violenza è inaudita. 10 volte superiore alla bomba atomica su Hiroshima.

I sovietici cercano di occultare la notizia. È la Svezia a lanciare l’allarme. Solo in seguito alle pressioni internazionali, le autorità sovietiche rilasciano dichiarazioni. Nel frattempo sull’Europa intera si stendono nubi radioattive. La reticenza dei sovietici causa ritardi nell’evacuazione, che inizia con più di 30 ore di ritardo. La rimozione dei detriti radioattivi viene effettuata da 600.000 persone, militari e civili. Nessuno di loro è informato sulla gravità della situazione e sulle misure cautelari da mantenere.

Domato l’incendio, si procede alla decontaminazione dell’area. Si costruisce il “sarcofago”, una grande struttura di contenimento delle macerie radioattive. Due addetti alla centrale muoiono a causa dell’esplosione. 28 pompieri moriranno nei mesi seguenti per la prolungata esposizione alle radiazioni. Negli anni successivi molti subiranno le conseguenze fisiche dell’esposizione alle radiazioni. I danni per l’ambiente e per l’uomo sono suscettibili di diverse stime e interpretazioni. Il Chernobyl Forum, che monitora sistematicamente gli effetti del disastro, parla di 4-5000 decessi nell’arco dei prossimi 60 anni. Il sarcofago che contiene le macerie è costruito con materiale d’emergenza: è una struttura instabile e già danneggiata. È prevista la costruzione di un nuovo sarcofago, ma la mancanza di fondi ha impedito finora l’inizio dei lavori. Dopo Chernobyl, la ricerca sul nucleare per uso civile subisce un arresto.
Join OVO
* required fields

By proceeding with the registration I declare I have read and accepted the

Join OVO
OR
SIGN UP
  •   Forgot your password?
Reset your password