Un uomo incappucciato, in equilibrio su una scatola, collegato a cavi elettrici. È una delle fotografie più sconvolgenti fra quelle che provengono dal carcere di Abu Ghraib, in Iraq. Il 20 marzo 2003, una forza multinazionale guidata dagli Stati Uniti dà il via all'invasione dell'Iraq: insieme ad altri Paesi, è accusato di proteggere e finanziare la rete di terroristi responsabile degli attentati dell'11 settembre 2001. In meno di due mesi, gli statunitensi raggiungono la capitale irachena Baghdad: gli USA dichiarano che la “missione è compiuta”. L'Iraq non è però pacificato: nel Paese si scatena una feroce guerriglia, basata in gran parte su attentati suicidi contro le truppe straniere. I soldati USA setacciano città e villaggi, compiendo numerosi arresti.

Nel gennaio 2004, i vertici dell'esercito USA vengono informati di probabili violenze compiute nel carcere di Abu Ghraib, vicino Baghdad, dove gli statunitensi tengono prigionieri i sospetti terroristi e i guerriglieri iracheni. Vengono avviate delle indagini, ma presto la notizia giunge ai media: nell'aprile 2004, esplode lo scandalo. Giornali e televisioni di tutto il mondo fanno circolare immagini sconvolgenti, che mostrano sevizie fisiche e psicologiche ai danni dei detenuti. I prigionieri vengono privati del sonno; collegati a cavi dell’elettricità; obbligati a mimare o compiere atti di omosessualità; spogliati e costretti ad assumere posizioni umilianti.

In numerose fotografie, militari statunitensi compaiono nel ruolo di aguzzini; desta particolare scalpore un'immagine in cui una soldatessa si fa ritrarre sorridente accanto a un gruppo di uomini nudi e incappucciati. Lo scandalo di Abu Ghraib provoca dure reazioni in tutto il mondo, e ha profonde ripercussioni nella politica statunitense. Il Segretario alla difesa Donald Rumsfeld, che ha in precedenza approvato l'utilizzo di metodi duri nel corso degli interrogatori, dichiara che ad Abu Ghraib non si sono verificate torture, ma solo abusi di potere. Da più parti vengono chieste le sue dimissioni, ma Rumsfeld resta al suo posto. Nel successivo processo, nove militari ricevono condanne tra i sei mesi e i dieci anni. Nessun alto ufficiale viene ritenuto responsabile delle violenze. Le torture di Abu Ghraib segnano profondamente l'opinione pubblica internazionale, e rappresentano un duro colpo per l’immagine delle forze americane in Iraq.
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