Henri Bergson è un filosofo francese ed è uno dei pensatori più influenti del XX secolo. Bergson nasce a Parigi il 18 ottobre 1859 da famiglia ebraica. Si laurea in filosofia e matematica all’École Normale di Parigi. Al principio si dedica soprattutto a studi scientifici, ma presto matura la convinzione che le scienze non sono in grado di spiegare ogni cosa. La scienza, infatti, dei propri oggetti vede solo l’aspetto quantificabile, perché si limita a misurare. Vi sono però esperienze che non possono essere misurate: i pensieri, le percezioni, la coscienza, la creatività, la libertà, la vita. Queste realtà infatti si distinguono secondo criteri qualitativi, non certo quantitativi.

Un esempio è dato dal tempo: per la scienza il tempo è una successione d’istanti tutti uguali. Ma l’esperienza quotidiana che ne abbiamo è differente: talvolta il tempo scorre veloce, talvolta lento e gli istanti sono sempre diversi uno dall’altro. L’aspetto qualitativo della vita può quindi essere colto, dice Bergson, non con la scienza ma con l’intuizione. L’intuizione, infatti, si fonda sull’armonia fra noi e l’oggetto e ce lo fa comprendere nella sua essenza. L’intuizione, cioè, è conoscenza intesa come esperienza di vita e non solo come comprensione intellettuale.

Nella sua opera più nota, L’evoluzione creatrice, Bergson estende le sue riflessioni all’intero cosmo e afferma che tutto ha avuto origine da uno slancio vitale supremo, da cui si sono prodotte per frammentazione le diverse forme di vita. Sono questi gli anni in cui l’inglese Charles Darwin formula la sua teoria evoluzionista, secondo la quale ogni forma di vita è soggetta a una selezione naturale basata sull’adattabilità degli individui all’ambiente. Bergson però non è d’accordo: la vita, infatti, non segue un percorso ordinato e razionale: è forza esplosiva, è slancio cieco e irrazionale.

Ecco perché la scienza non può spiegare la vita. Le teorie di Bergson, lontane dallo spirito scientifico positivista del suo tempo, faticano a trovare spazio in ambito accademico. Solo nel 1899 il filosofo ottiene una cattedra al Collège de France.In seguito, però, la sua fama cresce e Bergson viene chiamato a tenere lezioni e conferenze in tutto il mondo. Inoltre, il rilievo che attribuisce all’atto creativo attira l’attenzione di molti artisti, che lo eleggono come pensatore di riferimento. Tra gli altri, lo scrittore Marcel Proust, di cui Bergson sposa la cugina, Louise Neuburger.

Bergson stesso, nelle sue opere, adotta uno stile letterario che considera lo strumento ideale per indagare il mondo dello spirito; e nel 1927 viene insignito del premio Nobel per la Letteratura.

Henri Bergson muore a Parigi il 4 gennaio 1941. Ha 81 anni.

I suoi studi sul mondo interiore aprono la strada alla psicoanalisi di Freud e Jung. E la sua critica delle scienze verrà raccolta dalla fenomenologia di Husserl.

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