«Facciamo parte di un Paese in cui la scienza non è recepita come parte della cultura». Silvio Garattini è il farmacologo italiano più conosciuto a livello internazionale. Vive da più di cinquant’anni nei più importanti ambienti accademici scientifici e racconta come da sempre chi si occupa di ricerca non riesca a instaurare un dialogo con l’opinione pubblica. Ancora oggi - sostiene Garattini - gli scienziati vivono appartati, chiusi nei loro circoli e nei loro linguaggi. Tutto questo non ha aiutato il nostro Paese a sviluppare una cultura scientifica solida, che si potesse almeno avvicinare - come diffusione - a quella giuridica, filosofica e letteraria, che hanno un ruolo preponderante anche nelle scuole: «Eppure è grazie alla scienza se riusciamo a risolvere tanti piccoli problemi pratici che ci capitano tutti i giorni».

Silvio Garattini ha dedicato la sua vita alla ricerca, fino a diventare un docente ambìto dalle principali università italiane e americane. Nel 1961 fonda l’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”. Avvia in seguito l'European Organization for Research on Treatment of Cancer e si occupa di centinaia di pubblicazioni su riviste di settore internazionali. Garattini è consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è membro della New York Academy of Sciences, dell'American Association for the Advancement of Science e emeritus fellow del Royal College of Physicians
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