Gustave Courbet, pittore francese, è uno dei massimi esponenti del Realismo ottocentesco. Nasce a Ornans, nella Francia orientale, il 10 giugno 1819. Proviene da un’agiata famiglia di proprietari terrieri. Durante gli studi liceali dimostra uno spiccato talento artistico e, contro il volere del padre, decide di dedicarsi alla pittura. Dopo aver frequentato l’Accademia di Besançon, a 20 anni si trasferisce a Parigi. Nella capitale francese frequenta corsi d’arte e studia i capolavori del Louvre, in particolare i maestri del ‘600. Espone alcune opere giovanili, che rivelano una particolare abilità nella resa dei contrasti di luce e ombra. L’anno di svolta nella vita e nell’arte di Courbet è il 1848: a febbraio, per la difficile situazione economica in cui versa il Paese, esplode un’insurrezione popolare a Parigi, seguita da una sanguinosa repressione. Courbet, che assiste con partecipazione a questi eventi, concepisce l’idea di un’arte che racconti la realtà sociale del suo tempo. Dedica quadri di grandi dimensioni a soggetti umili, tradizionalmente esclusi dalla pittura ufficiale, come operai e contadini al lavoro o presi in momenti qualunque della loro vita quotidiana. Un chiaro esempio è Gli spaccapietre, dipinto nel 1849.

Nel 1855 Courbet espone le sue opere più importanti in una sede da lui stesso allestita, il Padiglione del Realismo. In quell’occasione pubblica un testo in cui spiega le sue scelte artistiche: dichiara di voler fare un’arte viva, attuale, che sia efficace espressione del suo tempo. Il realismo di Courbet contrasta con i canoni tradizionali che ancora prevalgono a metà Ottocento. Gran parte della critica contesta la sua pittura considerandola rozza e volgare. Courbet vanta però anche numerosi ammiratori, alcuni dei quali sono ritratti ne L’Atelier. In questa grande tela dal forte valore simbolico, Courbet ricostruisce il mondo che ruota intorno alla sua pittura. Al centro raffigura se stesso mentre dipinge. A sinistra ritrae la gente del popolo a cui ha dedicato buona parte delle sue opere. A destra gli intellettuali che lo sostengono, come il poeta Charles Baudelaire e il filosofo Pierre-Joseph Proudhon. Ma l’impegno politico di Courbet non resta circoscritto alla pittura. Nel 1870 l’artista partecipa all’insurrezione da cui nasce la Comune di Parigi, un governo popolare nel quale Courbet è delegato per le Belle Arti. Dopo il fallimento della Comune, Courbet sconta sei mesi di prigione. Uscito dal carcere si trasferisce in Svizzera, dove trascorre il resto della sua vita dipingendo in solitudine. Tutti i suoi beni sono confiscati dallo stato Francese, che lo ritiene colpevole di aver abbattuto la Colonna Vendôme, monumento simbolo dell’impero napoleonico. Courbet muore in Svizzera a La Tour de Peilz, il 31 dicembre 1877. Ha 58 anni.

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